Manuale del consumatore Radio e TV

Canone radio-tivù

Cos’è il canone radiotelevisivo?
Il canone radiotelevisivo è una tassa che ogni utente deve pagare per ottenere il permesso di fruire dei programmi radiotelevisivi sia delle emittenti svizzere sia di quelle estere: per questo da noi il canone si chiama tassa di ricezione. La base legale è contenuta nella Legge federale sulla radio e la televisione (LRTV) del 21 giugno 1991. Le modalità di applicazione sono regolate nell’ordinanza del Consiglio Federale del 6 ottobre 1997.

Chi ha il diritto di riscuotere la tassa di ricezione?
Dal 1° gennaio 1998 il compito di riscuotere il canone è stato affidato dal Consiglio federale alla Billag SA, che ha la sua sede a Friborgo. La sua attività è posta sotto la sorveglianza dell’Ufficio federale delle comunicazioni (UfCom).

Chi può essere esentato dal pagamento canone?
L’obbligo di pagare la tassa di ricezione è generalizzato. Tuttavia, in base alla modifica dell’Ordinanza sulla radio e la televisione (entrata in vigore il 1° agosto 2001) ogni beneficiario di una prestazione complementare dell’AVS o dell’AI può essere esonerato dal pagamento della tassa di ricezione.
La richiesta di esenzione – a cui deve essere allegata un’attestazione dell’agenzia AVS del comune di domicilio nella quale si dichiara che il richiedente è al beneficio di una rendita AVS o AI e della prestazione complementare – deve essere indirizzata a: Billag SA, casella postale, 1701 Friborgo; tel. 0844 834 834; fax 026 351 28 70; e-mail: info@billag.com.

Questa esenzione vale anche per la Cablecom?
Fino al 2001 Cablecom aveva concesso l′esenzione dal pagamento dell′abbonamento Cablecom ai beneficiari di prestazioni complementari. Dal 1° gennaio 2002 la direzione generale di Cablecom ha deciso di non più concedere nuove esenzioni dal pagamento dell′abbonamento.

A che cosa sono destinate le tasse di ricezione?
Le tasse di ricezione servono essenzialmente a finanziare le emittenti radiofoniche e televisive di servizio pubblico che fanno capo alla SRG SSR idée suisse, di cui costituiscono quasi il 62% del totale delle entrate; il resto del fabbisogno finanziario è coperto dagli introiti pubblicitari, dai proventi della vendita di programmi, da sponsorizzazioni, ecc.

Che cosa è la chiave di riparto?
A loro volta, circa due terzi delle entrate sono distribuiti dalla casa madre bernese alle sue sette unità aziendali, secondo una chiave di ripartizione che applica mirabilmente i dettami della solidarietà confederale. Così, la TSI riceve il 23,6% delle attribuzioni riservate alle catene televisive e la RSI il 21,2% di quelle riservate alle emittenti radiofoniche. Se poi teniamo conto anche delle attribuzioni speciali (cioè un terzo delle entrate) non ripartite in chiave, la quota che spetta alla TSI scende al 21,7% e quella della RSI al 20,1% del totale.
Se da una parte è vero che con i suoi 315.000 abitanti la Svizzera italiana rappresenta il 4,4% della popolazione residente in Svizzera (e quindi versa una parte analoga della tassa di ricezione), è altrettanto vero che il 7,3% della popolazione residente è di lingua madre italiana e il 14,5% usa correntemente l’italiano. E’ anche per questo che il mandato SRG SSR è di diffondere programmi radiotelevisivi destinati all’intero territorio nazionale.
La Legge federale sulla radiotelevisione è attualmente in revisione. L’avamprogetto, posto in consultazione dal Consiglio federale, prevede ancora il finanziamento della SRG SSR attraverso l’incasso di una tassa di ricezione. Il governo federale, infatti, costata che il nostro territorio è troppo esiguo per pretendere che le sole leggi del mercato possano regolare la delicata questione dei mezzi di comunicazione di massa nello spirito del servizio pubblico.

Che cosa succederebbe se i cittadini si rifiutassero di pagare il canone radiotelevisivo?
L’eliminazione della tassa di ricezione oppure un largo rifiuto di pagarla, dunque, penalizzerebbe fortemente le regioni minoritarie (in particolare la Svizzera italiana e la Romancia), nelle quali si dovrebbe rinunciare alla diffusione di programmi radiofonici e televisivi degni di questo nome. Questo pericolo, tuttavia, non sembra sussistere, poiché, secondo un sondaggio condotto nell’autunno del ‘99 e che ha coinvolto oltre tremila persone in tutta la Svizzera, il 78% degli intervistati ritiene giusto che nel nostro paese esista una radiotelevisione di servizio pubblico, finanziata (fra l’altro) dalle tasse di ricezione. La stessa percentuale di persone interrogate ha inoltre dichiarato di ritenere giusto il principio della perequazione finanziaria fra le differenti aree del paese.

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