mercoledì 20 settembre 2017 

Al primo posto nella hit parade della fiducia!

Dalla recente inchiesta « Sophie 2010 » commissionata all’istituto M.I.S. Trend da quattro importanti testate* per sentire il polso degli svizzeri in questo momento di crisi politico-economica, tra le molte cose interessanti è emerso che tra i 19 principali “attori” del paese suscettibili di agire a favore della società le associazioni dei consumatori sono risultate essere le più degne di fiducia. Un campione rappresentativo di 1200 persone (“popolo”) ci ha infatti collocati al primo posto in graduatoria (vedi tabella), con il 79% degli intervistati che ci hanno valutato positivamente (cioè da abbastanza a molto affidabili). Ultimi arrivati i media che se ne escono con appena il 31% di giudizi positivi.
Un primo premio inatteso e di cui c’è da andare fieri. Non che ritenessimo che il nostro impegno e il lavoro serio e documentato che portiamo avanti da decine d’anni non fossero seguiti e apprezzati dalla popolazione: ce lo manifestano infatti continuamente i nostri soci/lettori come pure lo spazio e l’attenzione che i media ci dedicano. Ma non ci aspettavamo che potessero essere riconosciuti in modo così consistente e tangibile attraverso un sondaggio d’opinione, anche se svolto da professionisti del ramo.
Un’immediata interpretazione di questo eclatante risultato, afferma il presidente dell’ACSI Mario Jäggli, nell’editoriale dell’ultimo numero della BdS, può essere “perché siamo liberi e fuori dai giochi”. Essere liberi e indipendenti è infatti una condizione imprescindibile per la credibilità di associazioni che, come l’ACSI, si prefiggono di difendere i diritti dei consumatori. Per poter svolgere la loro azione, che va inevitabilmente contro interessi finanziari, settoriali o politici forti, le nostre associazioni devono infatti essere libere da qualsiasi vincolo o condizionamento. Non senza sacrifici, a cominciare da quello finanziario. Mai, infatti, è successo che l’ACSI si sia fatta sponsorizzare o abbia inserito nella sua “Borsa della Spesa” pubblicità di ditte, enti o organizzazioni con finalità economiche. Le nostre limitate risorse ci vengono dalle quote sociali e dalla generosità di soci e persone che ci sostengono e per un solo quarto da sovvenzioni governative. Nient’altro. E neppure siamo aperti a compromessi, a differenza di chi è legato a una componente politica con le sue esigenze elettorali. La linea d’azione negli svariati ambiti in cui ci muoviamo scaturisce sempre e solo da discussioni e decisioni prese democraticamente al nostro interno in base a criteri volti a un’informazione corretta e oggettiva dei consumatori, alla difesa del loro potere d’acquisto, della loro salute e al mantenimento di una buona qualità di vita.
Meno brillantemente le nostre associazioni sono peraltro uscite dalla valutazione parallela effettuata da un campione di 400 “leaders”, che ci hanno collocati a metà della loro classifica con comunque un 59% di giudizi positivi. Risultato più che soddisfacente e dignitoso considerato l’improbabile apprezzamento e favore di cui possono godere le organizzazioni dei consumatori presso i banchieri, i manager, gli imprenditori e una buona parte dei politici. Vista così, quasi un complimento!

* Hebdo, Tages Anzeiger, Bund, il Caffé

17 gennaio 2011


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