mercoledì 20 settembre 2017 

Comunicato stampa

L'ACSI sostiene il ricorso contro la tassa per l'illuminazione pubblica

L’ACSI – Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana  - esprime pubblicamente il suo sostegno al ricorso contro la tassa sul consumo di energia elettrica  per finanziare l’illuminazione pubblica votata recentemente dal Consiglio comunale di Locarno. L’ACSI ritiene che la tassa non rispetti i  principi di causalità e proporzionalità e che l’illuminazione pubblica debba essere finanziata tramite le imposte. 

Il sostegno al ricorso inoltrato al Consiglio di Stato da parte dei consiglieri comunali socialisti è coerente con le precedenti prese di posizione dell’ACSI su questo tema. Prima della discussione in Gran Consiglio del 2009, l’ACSI era stata l’unica voce a levarsi pubblicamente contro la tassa per “l’uso speciale del suolo pubblico” che avrebbe dovuto sostituire la vecchia “privativa”. Il Gran Consiglio aveva completamente ignorato gli interessi dei consumatori, ma un ricorso inoltrato al Tribunale federale da Giorgio Ghiringhelli aveva fatto chiarezza stabilendo che il prelievo di tasse simili non è escluso a patto che venga in particolare rispettato il principio di causalità (un servizio viene pagato in funzione dell’uso che ne viene fatto).

Principio che,  secondo l’ACSI, è stato disatteso dalla decisione del Consiglio comunale di Locarno. In effetti il prelievo di 0,5-1 centesimo per kWh colpirebbe maggiormente chi consuma più elettricità (senza necessariamente sprecare), mentre appare evidente che il costo dell’illuminazione pubblica non è in alcun modo in relazione con il consumo di energia elettrica da parte dei singoli cittadini, ne tantomeno è da loro influenzabile.

Secondo l’ACSI l’illuminazione pubblica deve essere finanziata tramite le imposte, così come altri servizi quali la manutenzione delle strade o lo sgombero della neve. L’ACSI sottolinea inoltre che il finanziamento del servizio di illuminazione pubblica tramite una tassa prelevata sui consumi non incentiverebbe in alcun modo l’autorità  comunale a introdurre misure di risparmio  (riduzione  degli sprechi) e sistemi più efficienti.

L’ACSI auspica che il ricorso venga accolto dal Consiglio di Stato e che i comuni si dimostrino più sensibili agli interessi dei cittadini-consumatori non caricando indistintamente sulle loro spalle costi che dovrebbero essere finanziati tramite le entrate fiscali.

7 gennaio 2016


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