mercoledì 20 settembre 2017 

15 marzo, giornata internazionale del consumatore

Giornata del consumatore - Fast food e self service non si assumono le proprie responsabilità

Resistenza agli antibiotici e ristorazione

Nessuna delle catene di fast food e della ristorazione self service in Svizzera si interessa seriamente alla resistenza agli antibiotici e prende misure adeguate. Nella maggior parte dei casi esse si limitano a conformarsi al quadro legale svizzero.  L’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori  - composta da ACSI con FRC e SKS – chiede a queste imprese di andare oltre questa legislazione minimalista. L’Alleanza chiede però anche alle autorità competenti di rafforzare questo quadro legale, così come previsto nei paesi che ci circondano. Ne va della nostra salute.

Le catene di fast food e self service usano grandi quantità di carne e pollame. Hanno dunque un ruolo molto importante nell’ambito del trattamento rispettoso degli animali e nella lotta alla resistenza agli antibiotici. Per questo 15 marzo - Giornata mondiale dei diritti dei consumatori - è stato quindi posto l’accento  sul tema “Meno antibiotici nei menu”.  Oltre al fatto che al ristorante non possiamo scegliere la provenienza della carne che consumiamo, bisogna anche aggiungere che l’informazione data agli avventori è lacunosa e insufficiente. In occasione della Giornata dei diritti dei consumatori, l’Alleanza ha quindi chiesto alle grandi catene della ristorazione di prendere posizione su questo importante aspetto.

La maggior parte dei fast food e dei self service fa riferimento al quadro legale svizzero, che ritengono ampiamente sufficiente. Secondo l’Alleanza invece la legge svizzera è lacunosa e non è sufficientemente incisiva.  Infatti oggi è consentito trattare interi allevamenti con gli antibiotici invece di somministrarli solo  agli animali malati. Il problema è aggravato dal fatto che medicamenti di ultima istanza per il trattamento di malattie umane sono anche usati in veterinaria, mettendo in pericolo la loro efficacia futura.  L’importazione di carne di animali trattati con ormoni o con antibiotici come stimolatori di prestazione resta autorizzata in Svizzera, mentre è vietata nei paesi dell’UE. E questa carne ci viene servita nel piatto.

BUON INIZIO – Migros e Coop sono i distributori che hanno dimostrato di fare i maggiori sforzi per ridurre l’uso di antibiotici per gli animali. Coop si serve attualmente solo di carne importata di animali allevati senza ricorso agli antibiotici come stimolatori della crescita. Migros promette di fare la stessa cosa. Per quanto riguarda il loro assortimento in vendita, i due giganti della distribuzione promuovono in primo luogo le proprie marche che in fatto di uso controllato di antibiotici vanno oltre le norme di legge svizzere. Questo aspetto è però meno evidente nella loro ristorazione self service.  Da parte sua Manor ha rinunciato unicamente a importare carne prodotta con antibiotici usati come stimolatori della crescita. Ikea si limita a far riferimento ai propri fornitori Mérat&Cie, società affiliata a Micarna (Migros), e fornisce una risposta analoga. Due altre imprese puntano sulla produzione svizzera che vieta l’uso di antibiotici quali stimolatori della crescita. Presso SV Group, attivo nella ristorazione collettiva, l’80% della carne è di provenienza svizzera, una percentuale che sale al 100% per ZFV attivo nel settore alberghiero.

APPENA IL MINIMO – Da Mc Donald’s, la carne bovina proviene al 100% dalla Svizzera, il pollame dalla Francia e dall’Ungheria. Burger King si accontenta di attenersi alle condizioni legali e non dichiara l’origine della carne importata. Idem per Subway che mette in evidenza il suo impegno negli Stati Uniti ma si limita a rispettare il minimo legale delle norme svizzere. Kentuky Fried Chicken, che intende aprire diversi punti di vendita in Svizzera, si rifiuta di rilasciare informazioni. Autogrill, Eldora e Compass Group non hanno preso posizione.

LE ESIGENZE DELL’ALLEANZA – Insomma, per concludere, nessuna azienda va oltre le esigenze minime prescritte dalla legge. Poiché il 50% della carne è consumata nella ristorazione, è necessario che questo settore si assuma pienamente le sue responsabilità e stabilisca per i suoi fornitori limiti rigorosi per quanto riguarda l’impiego di antibiotici. Il settore della gastronomia, inoltre, deve essere coinvolto nella Strategia nazionale contro le resistenze agli antibiotici (StAR).

Lo scorso 10 marzo, il Parlamento europeo ha espresso un chiaro segnale in favore di un uso più restrittivo degli antibiotici: proibizione del trattamento di gruppo a scopo preventivo, limitazione dei trattamenti di massa per casi particolari e proibizione dell’impiego veterinario di antibiotici critici per gli esseri umani. L’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori chiede dunque che la Svizzera segua questo esempio e metta in atto un sistema molto più restrittivo dell’attuale, conformemente agli obiettivi della StAR.

La resistenza agli antibiotici costituisce una minaccia sempre più grande per gli esseri umani. Secondo fonti ufficiali, sarebbe la causa di centinaia di decessi ogni anno in Svizzera. In Europa, si parla di 25'000 morti complessivi. Una delle ragioni che spiega questa diffusa resistenza, è l’impiego inappropriato di antibiotici nell’allevamento degli animali. Una pratica che provoca un aumento dei batteri resistenti agli antibiotici nella carne e in altri prodotti derivati.

Il Consiglio federale ha approvato la Strategia nazionale contro le antibioticoresistenze (StAR), cioè 35 provvedimenti suddivisi in otto ambiti d’azione, con l’obiettivo di affrontare e possibilmente arginare urgentemente questa emergenza sanitaria nei prossimi anni.

 

 

 

14 febbraio 2017


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